Negli ultimi anni, i criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) hanno acquisito un’importanza crescente nella valutazione del merito creditizio delle piccole e medie imprese (PMI).
A partire da maggio 2020, l’European Banking Association (EBA) ha introdotto le Linee Guida per la gestione e il monitoraggio dei crediti, enfatizzando l’importanza delle tematiche ESG. Queste direttive impongono agli istituti di credito l’obbligo di sviluppare piani di transizione, orientati a un allineamento prudenziale tra i rischi assunti e gli obiettivi regolamentari e climatici dell’Unione Europea.
Le Linee Guida EBA si focalizzano su tre categorie specifiche di rischio:
- rischi fisici: includono gli impatti diretti del cambiamento climatico, come alluvioni e incendi;
- rischi di transizione: legati ai costi economici e sociali del passaggio a un’economia sostenibile;
- rischi di governance: riguardano la trasparenza e l’eticità nella gestione aziendale.
Le banche stanno progressivamente integrando parametri di sostenibilità nelle loro valutazioni creditizie. Questa valutazione aiuta le PMI a identificare le aree di miglioramento e consente alle banche di prendere decisioni di finanziamento più informate, allineate non solo agli obiettivi di sostenibilità ma anche orientate ad una efficiente gestione del rischio.
Gli obblighi saranno commisurati alla dimensione e alla complessità degli istituti di credito coinvolti. Le grandi banche dovranno adottare standard rigorosi già a partire dal 2026, mentre gli istituti più piccoli e meno complessi avranno tempo sino al 2027 per mettersi in regola.
Da quanto sopra, emerge chiaramente come la valutazione del merito creditizio, non è più strettamente legata solo alla continuità aziendale ma si estende anche alla sostenibilità aziendale, considerando la solidità economico-finanziaria delle imprese insieme ai fattori ambientali, sociali e di governance.
Una maggiore esposizione ai rischi ESG influisce negativamente sul rating della società e quindi anche sul costo del finanziamento.
ESG come Indicatore di Affidabilità Finanziaria
Dall’analisi condotta da ESG Outlook 2024 di Crif, nel secondo semestre del 2023, emerge che le PMI con un elevato livello di adeguatezza ai criteri ESG hanno visto un tasso di erogazione dei finanziamenti superiore dell’11% rispetto alla media, mentre quelle con punteggi ESG molto bassi hanno subito una riduzione del 6%.

L’integrazione dei criteri ESG nella valutazione del rischio di credito consente agli istituti finanziari di identificare imprese più resilienti e meno esposte a rischi reputazionali, legali e operativi. E ancora, l’analisi di Crif, evidenzia che, nel secondo semestre del 2023, i finanziamenti erogati a PMI, che hanno adottato pratiche sostenibili, registrano tassi di default inferiori del 34% rispetto alla media, mentre le imprese riconducibili alla peggiore classe ESG presentano un tasso di default superiore dell’11%, indicando una correlazione positiva tra elevata adeguatezza ESG e riduzione del rischio di credito.

In sintesi, l’analisi evidenzia come le PMI che concretamente si impegnano verso percorsi di sostenibilità, vengano valutate dagli istituti finanziari con un minor rischio di credito ed una maggiore affidabilità nel lungo termine.
Il documento “Dialogo di sostenibilità tra PMI e Banche”
Lo scorso 6 dicembre 2024, dopo un lungo periodo di consultazione, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha pubblicato il documento “Dialogo di sostenibilità tra PMI e Banche”. La versione definitiva del documento è il risultato della collaborazione tra il MEF, MIMI, Banca d’Italia, Consob e IVASS nell’ambito del progetto denominato “Tavolo per la Finanza Sostenibile”.
Il documento è un importante riferimento per tutte quelle PMI che, pur non essendo soggette agli obblighi previsti dal D.Lgs. 125/2024 (decreto che recepisce la direttiva UE 2022/2464 conosciuta come CSRD in vigore in Italia dal 25 settembre 2024), desiderano migliorare la propria rendicontazione ambientale, sociale e di governance (ESG).
Sebbene le PMI non siano direttamente interessate dalla Direttiva CSRD, molte di esse si trovano comunque a dover fornire informazioni ESG per soddisfare le esigenze dei loro partner commerciali. La raccolta e l’organizzazione dei dati ESG, seguendo lo schema del documento, aiutano le PMI ad ottimizzare la gestione dei rischi, prevenire problematiche ambientali o sociali e accedere a nuove opportunità di finanziamento.
Il documento del MEF è stato concepito per agevolare il dialogo tra PMI e istituzioni bancarie con il duplice scopo di rendere più uniforme lo scambio informativo tra banche e imprese attraverso l’utilizzo di linee guida chiare e proporre una struttura che favorisca l’adozione volontaria di comportamenti e pratiche sostenibili da parte delle PMI, rendendo la comunicazione sulle performance ESG più trasparente. Inoltre il documento MEF è strettamente connesso con gli standard di rendicontazione su base volontaria applicabili alle Pmi, il cd. VSME (Voluntary reporting standard for SMEs), emanati da EFRAG.
Rispetto alla formulazione originaria, il documento è stato semplificato e si concentra sulle esigenze informative legate al sistema bancario e alla gestione del rischio di credito. La versione definitiva vede ora il numero degli indicatori ridotti da 45 a 40 e i contenuti sono stati riorganizzati per una maggiore fruibilità dell’utente. Le informazioni richieste variano in base alle dimensioni aziendali con l’obiettivo di ridurre il carico burocratico per le microimprese.
Il documento MEF suddivide le informazioni ESG in livelli di priorità 1, 2 e 3, indicando per ciascuna impresa un livello minimo di dati da fornire e molte delle informazioni richieste sono sostanzialmente sovrapponibili con quanto previsto dagli VSME. La struttura del documento è stata formulata in modo tale che permette alle PMI di selezionare le informazioni più rilevanti e alle banche di raccogliere informazioni ESG dai propri clienti per rispettare i requisiti e gli obblighi normativi di finanza sostenibile.
Gli ostacoli principali per le PMI
Per molte PMI, l’adeguamento ai criteri ESG rappresenta una sfida considerevole:
- costi di implementazione: l’adozione di pratiche sostenibili richiede investimenti che possono risultare onerosi per le imprese di dimensioni ridotte;
- carenza di competenze: spesso manca il know-how necessario per implementare e monitorare strategie ESG efficaci;
- difficoltà di rendicontazione: la misurazione e comunicazione delle performance ESG richiede sistemi e procedure che le PMI raramente possiedono;
- difficoltà di accesso al credito: un rating ESG basso può comportare costi più elevati e, in alcuni casi, l’esclusione da determinate opportunità di finanziamento e benefici.
Le opportunità emergenti
Nonostante le difficoltà però, le PMI con un buon rating ESG possono godere di significative opportunità:
- accesso a nuove forme di finanziamento: prestiti green, sustainability-linked loans e altri prodotti finanziari innovativi e possono beneficiare di condizioni finanziarie, come commissioni e tassi di interesse, nettamente più favorevoli;
- maggiore interesse da parte di investitori: oltre il 75% degli investitori globali considera i fattori ESG nelle decisioni di investimento, con la governance considerata come fattore più importante, seguita da ambiente e sociale. Inoltre, l’80% degli investitori crede che l’ESG influenzi la performance finanziaria, soprattutto riducendo i rischi estremi, la volatilità dei portafogli, e migliorando il rapporto rischio/rendimento (fonte 2024 Institutional Investor Survey on Sustainability” condotto dalla Stanford Graduate School of Business, Hoover Institution e MSCI Sustainability Institute);
- miglioramento dell’efficienza operativa: l’ottimizzazione dei consumi energetici e delle risorse può tradursi in risparmi economici e nel conseguente miglioramento della redditività;
- opportunità di lavorare con grandi aziende: sempre più l’integrazione dei criteri ESG entra tra le discriminanti adottate dalle grandi aziende nelle decisioni di acquisto e selezione dei fornitori;
- vantaggi competitivi: l’80% dei consumatori globali è disposto a pagare di più per prodotti sostenibili, con un sovraprezzo medio del 9,7% per prodotti più sostenibili (fonte studio PWC 2024).
Prospettive future
Il rapporto tra banche e PMI continuerà ad essere influenzato in modo crescente dai criteri ESG.
Le imprese che sapranno anticipare questa tendenza, integrando la sostenibilità nel proprio modello di business, non solo miglioreranno l’accesso al credito ma potranno anche beneficiare di opportunità commerciali emergenti legate alla transizione ecologica e sociale.
Per un ecosistema economico sano e resiliente, è essenziale che banche, istituzioni e associazioni di categoria collaborino per facilitare l’adozione dei criteri ESG da parte delle PMI, creando un percorso graduale e sostenibile che tenga conto delle specificità dimensionali e settoriali di queste imprese.
Dal canto loro però, le aziende dovranno investire nello sviluppo di competenze interne anche mediante il ricorso a Manager esperti (oggi volendo anche in modalità #Fractional), per gestire i nuovi obblighi normativi sui temi della sostenibilità.
Le PMI che investono nell’adozione di pratiche ESG possono aspettarsi non solo benefici finanziari, ma anche una maggiore fiducia da parte di tutti gli stakeholder e una posizione più solida nel mercato.
In conclusione, la direzione è chiara, a prescindere dagli obblighi normativi, chi non si adegua ai principi di sostenibilità, rischia di rimanere tagliato fuori dal mercato e/o a dover sostenere costi, inclusi quelli finanziari, sempre più elevati.