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      I recenti sviluppi geopolitici hanno imposto una revisione dei piani della UE in tema di Sostenibilità ESG e la Commissione ha proposto nel recente pacchetto Omnibus una dilazione (già approvata) e delle semplificazioni significative (ancora da approvare) agli obblighi di Reporting (CSRD) e Due Diligence sulle catene di fornitura (CSDDD). 

      Cosa deve fare oggi una PMI? Stare alla finestra in attesa degli sviluppi, magari sperando di essere troppo piccola e restare fuori dagli obblighi, o invece continuare ad investire per farsi trovare pronta? La domanda ha una risposta ovvia, i benefici dell’investimento in Sostenibilità eccedono ampiamente i costi. A ben vedere, il tempo concesso in più non è un regalo ma un’ultima chiamata per i ritardatari che non sono ancora saliti sul treno della Sostenibilità. 

      Tra i motivi principali per cui non è più conveniente tergiversare, ricordiamo:

      • Le normative nazionali – a partire dalla tedesca Lieferkettensorgfaltspflichtengesetz (LkSG)  in vigore dal 2023 – stanno già applicando misure di prevenzione stringenti. I numerosi commissariamenti, anche recentissimi, di aziende del lusso per omesso controllo sulle catene di sub-fornitura sono chiari campanelli di allarme. Il messaggio dato dalla magistratura è chiarissimo, non basta più dire “non sapevo”, e porterà probabilmente a maggiori controlli non solo sulle filiere storicamente più “critiche”, ma anche sulle altre che oggi non sono sotto esame.
      • I grandi gruppi e le multinazionali, da parte loro, non aspettano la normativa ma la anticipano. Qualunque PMI lavori con un grande gruppo o con una multinazionale sperimenta già direttamente la sfida crescente di anno in anno per mantenere l’iscrizione nel loro albo fornitori. 
      • Emissioni Scope 3 : molte aziende che definiscono obiettivi di riduzione delle emissioni nella loro roadmap di sostenibilità e che hanno nelle emissioni di Scope 3 la % maggiore delle loro emissioni totali, devono inevitabilmente coinvolgere la catena del valore (upstream e downstream) per poterli raggiungere. Anche le PMI loro fornitrici quindi, come parte della catena upstream, dovranno necessariamente intraprendere a loro volta un percorso di sostenibilità per evitare di essere eliminate dall’albo fornitori di questi clienti .

      Farsi trovare pronti, però, è tutt’altro che semplice perché manca ancora l’armonizzazione tra normative e modelli di reporting e il rischio di dover moltiplicare le certificazioni e gli schemi a cui rispondere è più che concreto. 

      • Alcune aziende possono richiedere delle certificazioni (es. ISO 14001 per l’ambiente, SA8000 per il lavoro, ISO 45001 per salute e sicurezza, ISO 20400 per acquisti sostenibili)
      • In sostituzione o in aggiunta, possono richiedere un rating ESG formale (Ecovadis è quello che si incontra più frequentemente). 
      • In alcune filiere sono state sviluppate delle piattaforme per la valutazione ESG e la condivisione dei dati (Open-es ne è un esempio) 
      • Ogni azienda, infine, utilizza questionari custom (ispirati ai principali standard di reporting) e gestisce l’albo fornitori con applicativi tipo Jaggaer, Ariba, ecc… customizzati secondo i loro requisiti. Su questi applicativi la frequenza di aggiornamento delle informazioni e delle documentazioni sta passando da saltuaria (es. annuale) a un vero e proprio monitoraggio continuo (es. mensile), con ovvie ripercussioni sul carico di lavoro.

      Cosa deve fare una PMI per navigare con successo in un mare così variegato di requisiti? Si può definire la rotta da tenere seguendo tre passi.

      1. Creare il dossier ESG

      Il primo passo, per chi ancora non l’ha fatto, è quello di costruire il proprio dossier di Sostenibilità, investendo in un sistema di gestione dati ESG interno o creando un semplice repository dove archiviare tutti i documenti e le informazioni che saranno richieste:

      • Codice etico di condotta 
      • Policy aziendali su
        • anticorruzione, 
        • rispetto dei diritti umani, 
        • tutela dell’ambiente
      • Organigramma con indicazione del responsabile Sostenibilità
      • Procedura whistleblowing
      • Lista dei subfornitori principali
      • Dati e KPI
        • Dati ambientali su consumi, emissioni, rifiuti
        • KPI sociali su formazione, sicurezza, diversity

      A questi dati si aggiunge tutta la documentazione di compliance amministrativo-legale e fiscale che viene oggi richiesta per mantenere l’iscrizione all’albo fornitori:

      • Fiscale & contributiva 
      • Reputazionale & penale 
      • Contrattuale & retributiva 
      1. Selezionare (bene) certificazioni e rating

      Il secondo passo è quello di affrontare il percorso per ottenere certificazioni o rating ESG. Come indicazione di massima, visto l’effort richiesto, non è solitamente premiante rincorrere ogni protocollo di certificazione, piattaforma o standard sul mercato. Meglio concentrarsi su ciò che viene richiesto dai clienti principali e verificarne il riutilizzo secondo il principio del “mutual recognition”.

      Mettersi in marcia richiede tipicamente diversi mesi per una PMI media. Alcuni suggerimenti:

      • Non cercare la perfezione dal giorno uno: meglio presentare un piano di miglioramento con tappe pianificate e KPI chiari (es. riduzione scarti ‑10 %, audit fornitori critici completati al 50 %).
      • Utilizzare la formazione sponsorizzata dai capi filiera: molti gruppi e piattaforme organizzano webinar formativi gratuiti che vengono riconosciuti come evidenze ai fini dei rating.
      • Chiedere supporto ai clienti: è legittimo e spesso viene fornito, alcuni inviano consulenti per mappare i gap e definire piani di miglioramento.
      • Stabilire una governance chiara: nominare un referente ESG interno che coordini le attività e tenga sempre aggiornata la direzione su progressi e ostacoli.
      1. Capitalizzare lo sforzo e comunicare

      Il terzo passo è quello di trasformare tutto il lavoro fatto in un fattore differenziante e raccoglierne i frutti, comunicandolo al mercato e presentandosi a nuove catene di fornitura come fornitore “ESG-Ready”. Tutto il materiale di Marketing e Vendita (sito, brochure e offerte commerciali, …) dovrà essere allineato con il nuovo messaggio “ESG‑Ready Supplier”.

      In conclusione, la Sostenibilità non è più un “nice to have”, ma un requisito d’ingresso nei mercati che contano. Per una PMI, il modo più efficace per affrontare questo cambiamento non è improvvisare, ma dotarsi di strumenti, metodo e visione.

      In YOUgroup, il modello di Fractional Executive ci permette di portare in azienda competenze manageriali – come nel Procurement o nella Sostenibilità – con una grande flessibilità operativa, una visione integrata della filiera e la conoscenza diretta dei principali protocolli ESG (EcoVadis, Open-es, ISO, CSDDD, CSRD…).

      Se vuoi trasformare la compliance in un vantaggio competitivo, possiamo lavorare insieme per costruire il tuo percorso ESG in modo realistico, modulare e allineato al business. E’ sufficiente un investimento contenuto per effettuare un primo assessment e individuare il percorso migliore da seguire. Perché essere ESG-ready oggi non è solo una questione normativa: è una scelta di posizionamento.